16 Settembre 2016

Lotta ai terroristi dell’IS, l’UE deve colmare i ritardi

intervista di Albino Salmaso – “Il Mattino di Padova”, 16 settembre 2016

Ministra Roberta Pinotti in che cosa consiste l’operazione Ippocrate che l’Italia ha avviato in Libia?

“L’Operazione Ippocrate, approvata due giorni fa dal Parlamento, è un intervento umanitario di tipo sanitario richiesto dalla Libia al governo italiano che consentirà di curare i militari libici feriti nei combattimenti contro l’Isis. L’Operazione come abbiamo detto alle Camere prevede l’installazione di un ospedale da campo italiano in Libia, con lo schieramento di 300 militari: 65 fra medici e infermieri, 135 unità di supporto logistico generale e 100 unità che costituiscono la vera e propria “force protection”.

L’Italia è impegnata a contrastare il terrorismo fondamentalista in Iraq con 1300 uomini dislocati nelle zone controllate dall’Isis: il pericolo è tutt’altro che eliminato…

“Contro l’Isis il governo italiano si è impegnato fin da subito e noi siamo il contingente più numeroso dopo quello americano ad operare con la coalizione anti-Daesh. Credo fortemente che chiunque abbia il senso dell’umanità, ancor prima che del diritto, vedendo le bambine yazide ridotte a schiave del sesso, i bambini trasformati in kamikaze, le persone anziane crocifisse, ritenga sia doveroso fare qualcosa per fermare la macchina dell’orrore. Io con orgoglio, come ministra della Difesa, mi sento di poter dire che l’Italia è una delle nazioni che più si impegna contro la politica del terrore.”

I terroristi dell’Isis colpiscono anche in Europa, l’estate di sangue in Francia e Germania richiede una risposta coordinata dell’Ue che tarda ad arrivare. Come mai?

L’Europa è in ritardo. I tempi delle normali regole europee non sono compatibili con i rischi che stiamo vivendo. È necessaria un’assunzione di responsabilità dalle nazioni che fanno parte dell’Ue. Ci sono dei passi avanti ma sono troppo lenti rispetto ad una minaccia terroristica che ha una velocità preoccupante. Serve un pacchetto di interventi straordinari che sia approvato con procedure straordinarie. E serve subito. È necessaria una decisione dei leader politici europei, serve un’armonizzazione delle norme giudiziarie antiterrorismo, serve una procura europea che abbia competenze sul terrorismo transnazionale e possa fare, a livello europeo, l’ottimo lavoro che sta facendo in Italia la Procura nazionale antiterrorismo. Ritengo essenziale andare oltre l’attuale collaborazione tra polizie e intelligence dei singoli Paesi e creare una vera integrazione delle intelligence Ue.”

Uno dei problemi principali riguarda il controllo del mare per impedire la tratta degli immigrati. Quali risultati ha ottenuto l’operazione Mare sicuro?

“Mare sicuro è un’operazione militare di sicurezza che non è nata per affrontare l’emergenza immigrazione come fu invece “Mare Nostrum”. L’operazione è stata avviata il 12 Marzo 2015 dopo l’evolversi della crisi libica che ha imposto un potenziamento del dispositivo della Marina Militare dispiegato nel Mediterraneo centrale. Lo scopo è quello di tutelare gli interessi nazionali nell’area esposti a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste e assicurare adeguati livelli di sicurezza marittima. Ovviamente le unità navali intervengono anche per la salvaguardia della vita umana come fa ogni nave che vede persone in pericolo di vita in mare. Parlando dei risultati ottenuti ci tengo a ricordare alcuni numeri importanti: grazie a Mare sicuro sono stati, infatti, arrestati più di 550 scafisti e sono state neutralizzate quasi 700 imbarcazioni che non potranno più essere utilizzate dai trafficanti. Certamente non va dimenticato che sono state salvate 250 000 persone.”

Sia nel vertice di Parigi che in quello di Ventotene Renzi e Hollande hanno ribadito la necessità di creare una forza comune di difesa della Ue, una sorta di esercito europeo. Si potrà mai raggiungere questo traguardo?

“Dopodomani ci sarà un appuntamento importante a Bratislava con i capi di governo. Tra i temi in agenda c’è quello della sicurezza e della difesa europea. L’Italia, non ha perso il sogno di una difesa comune. Noi auspichiamo che si facciano i passi avanti consentiti dai trattati attuali perché già oggi è possibile fare delle scelte comuni. Su iniziativa del nostro Paese, già durante il semestre di presidenza italiano, abbiamo creato una forza aerea di trasporto europeo: 9 nazioni hanno sottoscritto un accordo di cooperazione che consentirà di ottimizzare le risorse riducendo i costi. Per fare un esempio, il trasporto aereo delle nostre truppe potrà essere richiesto e soddisfatto da una delle nazioni firmatarie dell’accordo. Con questi passi avanti la difesa Ue può diventare un obiettivo concreto. Dobbiamo capire che la nostra sicurezza – penso al Mediterraneo – dovremmo gestirla in quanto europei.”

Passiamo alla politica italiana. Il premier Renzi ha annunciato la volontà di modificare la legge elettorale Italicum dopo il referendum sulla riforma costituzionale. La vittoria del sì data per scontata sembra incerta e nel Pd la battaglia infuria. D’Alema organizza il no, Bersani critica Renzi, lei che scenari prefigura?

“Bisogna distinguere fra riforma costituzionale e Italicum perché a volte sento un po’ di confusione, sono due cose diverse. Si tratta di avere una legge elettorale che possa dare stabilità e certezza della rappresentanza alla luce del mutato scenario politico ritengo utile lavorare per migliorare il testo approvato dal Parlamento.”

Veniamo a un problema mai risolto. Il trasferimento delle caserme dismesse dal demanio ai comuni. A Vittorio Veneto i risultati sono positivi, mentre a Padova resta aperta la trattativa sulla caserma Piave che sia l’università che il comune intendono utilizzare. Ci sono segnali precisi sul trasferimento?

“In realtà in questi due anni abbiamo raggiunto obiettivi importanti per la valorizzazione degli immobili non più in uso alla Difesa. Lo dimostrano gli accordi per la valorizzazione degli immobili della Dicastero firmati con i comuni di Torino, Firenze, Napoli e Roma o l’adesione al progetto “valore paese” a cui la Difesa partecipa mettendo a disposizione alcuni “Fari” che verranno recuperati e riutilizzati, diventando un’opportunità per il Paese in termini economici e occupazionali. Ho affermato nelle mie linee programmatiche che dismettere i beni di cui non abbiamo più bisogno per la funzione difesa è un dovere patriottico. Ovviamente si tratta di un progetto complesso. In alcuni casi per poter rendere disponibili gli immobili è necessario rilocare alcune funzioni presso altre strutture militari e per questo servono risorse finanziarie che non sono sempre immediatamente disponibili. Quindi a volte non è possibile stabilire un calendario esatto dei provvedimenti. Nel caso di Padova si tratta proprio di questo.”

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