25 Marzo 2019

Il Servizio civile come leva obbligatoria

La mia lettera al Direttore di Repubblica

Caro direttore, da ministro della Difesa mi veniva spesso posta la domanda se sarei stata favorevole al ripristino della Leva militare obbligatoria. La mia risposta era (ed è) che la Leva ha storicamente svolto una funzione importante, anche nella costituzione di valori ed esperienze condivise per i giovani di una giovane nazione, ma che oggi non è ciò che serve per garantire la difesa della Patria: le attuali sfide di sicurezza si giocano soprattutto al di là dei nostri confini, nelle missioni internazionali, in cui serve una professionalità che lo spazio ridotto della leva non consente di ottenere.

Favorevole, invece, ero e sono all’istituzione di una Leva civile per tutti i ragazzi e ragazze italiane, che preveda una formazione comune sulla nostra Costituzione e una specifica sull’ambito prescelto, che potremo immaginare suddiviso in tre grandi aree: ambiente, sociale e cultura.

In questi anni, con il rafforzamento del Servizio civile universale voluto dai nostri Governi, cui hanno lavorato con dedizione e competenza moltissime associazioni di volontariato, si sono fatti passi avanti fondamentali: negli anni precedenti le risorse avevano consentito l’esperienza a un picco massimo di 14 mila ragazze e ragazzi; nel 2018 sono stati 53 mila giovani a fare servizio civile, ma le domande sono state più del doppio.

È il momento di farla diventare un’esperienza per tutti? Non rischia di essere vissuta dai giovani come un ulteriore fardello sulle loro spalle, quei giovani che sono la “categoria” che più è stata colpita e impoverita dalla crisi di questi anni?

Io penso sia il momento di fare questa scelta: da un lato oggi più che mai è fondamentale che a fianco dei diritti si propaghi una cultura dei doveri e destinare un periodo circoscritto della propria vita al bene della comunità mi pare un messaggio potente. Dall’altro un’esperienza di servizio, che risponda agli interessi e alle propensioni dei singoli, che sia possibile gestire in modo flessibile e accreditabile, sulla base dei propri percorsi di vita, è un antidoto fondamentale alla desertificazione delle relazioni, della rete sociale e di senso a cui stiamo progressivamente assistendo.

Credo che il Pd su questa idea dovrebbe aprire un dibattito nel Paese, partendo dalle verità preziose che le associazioni in questi anni hanno gestito e vissuto il Servizio civile possono fornirci.

Con un occhio particolare all’Europa: il Corpo europeo di solidarietà, posto da Juncker, è un’esperienza importante, ma che riguardi i singoli. Penso, invece, dovremmo guardare a un grande progetto di Servizio civile europeo, come collante sociale e collettivo di una nuova cittadinanza europea.

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