Il governo Berlusconi dice sì al segreto di Stato sui rapporti tra servizi segreti e Telecom, così come ha già fatto sul coinvolgimento del Sismi nel sequestro di Abu Omar e sull’’archivio riservato’ di Pio Pompa in Via Nazionale. Ricordo brevemente la vicenda , perché credo sia degna di attenzione da parte di chi ha a cuore la qualità della nostra democrazia e non vorrei rimanesse confinata ai soli cultori della materia. È stata individuata una estesissima attività di spionaggio, migliaia di dossier illegali costruiti dalla struttura di Tavaroli, capo della Security di Telecom e Pirelli, in connessione con l’investigatore privato Emanuele Cipriani, a cui, secondo l’accusa, Marco Mancini, ex numero due del Sismi, avrebbe fornito contributi attinti dall’archivio segreto del controspionaggio militare.
Erano legittimi i contatti di dirigenti di primo piano dei servizi con i vertici della Security di Telecom? Quali motivi aveva l’azienda per pagare 34,3 milioni di euro i dossier? Ma, soprattutto per quale fine erano costruiti quei dossier? Esisteva un intreccio oscuro tra agenzie investigative private in rapporto con funzionari dello Stato che si muovevano in una logica di ricatto?
Queste sono le questioni che si pongono i magistrati che indagano sull’intricata vicenda, ma che rischiano di rimanere inevase con l’apposizione del segreto di Stato. Un segreto che dovrebbe difendere l’integrità della Repubblica, la sua indipendenza e le sue Istituzioni. Ma in questo caso quale motivo può esserci per invocare la suprema ragion di Stato?
Vedo rischi gravissimi se non facciamo chiarezza estrema sulla vicenda.
Per il lavoro e la credibilità dei Servizi stessi: per molti anni in Italia alla parola ‘Servizi’ veniva quasi automaticamente associato l’aggettivo ‘deviati’. Nel corso degli ultimi anni c’è chi ha lavorato con determinazione per rendere i servizi di informazione efficienti e coerenti al loro mandato, cioè la salvaguardia dell’integrità e dell’indipendenza dello Stato e la tutela delle Istituzioni democratiche. Devo dare atto in particolare agli attuali vertici di avere svolto un lavoro serio a riguardo, anche con un importante sforzo riorganizzativo ,in ossequio alla nuova legge approvata dal Parlamento.. Coprire con una cortina fumogena questa inchiesta rischia di minarne nuovamente la credibilità.
Ma, ripeto, il pericolo più grave è quello per la qualità della nostra democrazia. Emblematico il caso del Direttore di Avvenire, Dino Boffo: sbattuto in prima pagina, costretto alle dimissioni per poi incassare le scuse postume del direttore del Giornale per avere usato notizie infondate .In quel caso si è utilizzata una velina anonima, non un dossier . Ma se esistono migliaia di fascicoli con intercettazioni telefoniche non autorizzate, non si sa bene a disposizione di chi, il rischio di un uso improprio è evidente .
Stupisce, in particolare che tutto ciò sia autorizzato da un Governo che si dichiara così attento alla privacy da voler inibire ai magistrati intercettazioni essenziali in indagini importanti. Come mai due pesi e due misure così diversi?
(Roberta Pinotti)