19 Luglio 2019

Liguria, serve un candidato che unisca

Intervista di Matteo Macor – Repubblica, Ed. Genova

Lo schema è quello provato (e riuscito, in parte) alle Europee, il campo «una tornata di voto locale che sarà ad alto coefficiente politico nazionale». Così Roberta Pinotti, in vista delle elezioni regionali del prossimo anno, traccia la rotta del futuro più prossimo del centrosinistra ligure. La scorsa settimana l’ex ministra della Difesa era in prima fila ad accogliere tra Vado Ligure e Genova il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che in Liguria ha voluto dedicare la terza tappa del suo giro d’Italia nei luoghi di lavoro del Paese, ed «è proprio sulla stessa impostazione con cui si sta ricostruendo a livello nazionale, – spiega – che si dovranno preparare le candidature delle regionali sui singoli territori». Allargando l’orizzonte, provando a recuperare i (tantissimi) pezzi di sinistra persi per strada, «puntando sul campo più largo – spiega la senatrice dem – che ci ha permesso di ripartire dopo la sconfitta alle Politiche».

Servono forze nuove, ma quanto potrà essere largo, questo campo di centrosinistra?

«Il messaggio di fondo è già stato lanciato con le Europee di maggio, quando si è deciso ad esempio di proporre capilista Giuliano Pisapia e Carlo Calenda. Due persone che non facevano parte direttamente del partito, risorse di una coalizione il più larga possibile. Un segnale che vogliamo replicare sui territori, per costruire candidature forti e tornare a vincere. Prima nei contesti regionali, poi nel Paese. Perché al di là delle risse in corso tra le due parti dell’attuale maggioranza, ancora non possiamo sapere quando ci saranno nuove elezioni politiche».

La coalizione guidata dal Pd alle Europee, in realtà, non è che fosse poi così larga.

«Il cammino da fare è ancora lungo. Dobbiamo arare e soprattutto seminare un terreno, quello dell’ampio popolo del centrosinistra, in cui le persone non si riconoscono in politiche che stanno stravolgendo il dna di un Paese come quelle di questo governo a trazione leghista».

Il consigliere regionale del Pd Lunardon, da queste pagine, ha lanciato il progetto di una coalizione democratica aperta alla società civile, guidata da un candidato civico.

«Esistono modelli positivi a cui guardare. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala non è un iscritto al Pd o ad altri partiti, ad esempio. E arrivando da altre esperienze, ha arricchito di molto la proposta politica. Affidare la coalizione ad un candidato civico potrebbe essere un segnale di apertura importante, che condividerei».

Non arriva un po’ troppo tardi, la (ri)apertura ai tanti che dalla politica dei palazzi si sono allontanati per delusione?

«Noi ce la stiamo mettendo tutta. Il messaggio di Zingaretti è stato molto chiaro, la volontà è quella di recuperare il dialogo con associazioni, corpi intermedi, sindacati. In Italia come, in questo caso, nella nostra regione. Tutto un mondo con un’anima di sinistra che, per carità, non penso debba scegliere la vicinanza con il Pd per semplice antitesi a chi oggi sta governando a Roma, ma credo non possa non preoccuparsi dalla deriva di destra che ha imboccato il Paese».

Impresa ardua. La sua solidarietà alla Guardia di finanza nel caso Carola Rackete, ad esempio, è stato vista come rappresentazione del distacco esistente tra il Pd e l’ampio mondo di attivismo di sinistra che in quei giorni si è schierato dalla parte delle ong.

«Penso le mie parole di quei giorni siano state lette con gli occhiali sbagliati. Il mio ragionamento non andava certo contro Carola Rackete, né contro esponenti del mio o di altri partiti, era un’accusa precisa al ministro Salvini. Che con ordini inattuabili e disumani mette continuamente in difficoltà anche le forze dell’ordine».

Cinque anni dopo le divisioni fatali del 2015, invece, che tipo di rapporto si proverà a instaurare con gli altri partiti di sinistra?

«Saranno interlocutori nel tentativo di costruzione di una coalizione larga, esattamente come i movimenti, le associazioni, la società civile».

In vista delle regionali liguri del 2020 un’idea, quindi, c’è. Un leader designato, però, ancora no. Che caratteristiche dovrà avere?

«La figura capace di interpretare e rappresentare un percorso comune, per forza di cose, deve essere scelta con chi si condivide un progetto politico di “ampliamento” del campo. Vale lo stesso con le primarie, nella scelta se farle o meno. Il Pd dovrà mettersi a servizio di chi camminerà insieme a noi. Di sicuro dovrà essere capace di competere, con un avversario molto forte dal punto di vista comunicativo, sui temi che dovrebbero stare a cuore ai liguri. In Liguria sono tasti dolenti la Sanità, il tema del lavoro, l’economia. In questi giorni sono negativi persino i dati del turismo. Dobbiamo ripartire da lì».

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