Roberta Pinotti, Ministro della Difesa
30 luglio 2017

Con l’accordo Fincantieri-Stx difesa Ue più forte

Intervista con Marco Ventura per ilMessaggero di domenica 30 luglio 2017

Il vertice sulla Libia a Parigi, poi la nazionalizzazione “temporanea” dei cantieri Saint-Nazaire. Dalla Francia uno schiaffo dopo l’altro all’Italia? «La politica è più complessa dei titoli di giornale», risponde il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. «Gli “schiaffi” sono una semplificazione, ma se non porteremo a termine l’accordo Fincantieri-Stx rischia di venir meno uno dei pilastri della futura difesa europea: l’aggregazione industriale. Spero ancora in un’intesa. Non va fatta sfumare l’occasione di avere un fortissimo polo con possibilità di dialogo ulteriore con altri partner. La Germania già collabora con noi per i sommergibili. Con Parigi, poi, abbiamo una lunga tradizione di collaborazione, basti pensare alle navi classe Orizzonte e Fremm».

Lo scetticismo di Trump verso la Nato aveva portato in Europa a un’accelerazione delle cooperazioni rafforzate sulla difesa…
«La Brexit, la politica America First e la minaccia dell’Isis sono tre ragioni per cui diventa fondamentale realizzare una difesa comune europea. Italia, Francia, Germania e Spagna stanno lavorando in coordinamento fra loro alle cooperazioni rafforzate. Ma occorrono operazioni di aggregazione industriale che facciano fare passi avanti verso la difesa comune. In Europa si utilizzano più di 150 sistemi d’arma, negli USA molti meno».

In Libia la Francia organizza vertici, noi mandiamo le navi?
«L’obiettivo è quello di fermare gli scafisti e ridurre fino a eliminarli, se possibile, i flussi dell’immigrazione illegale. Per farlo, è fondamentale sostenere la Libia contro i trafficanti di esseri umani. Una missione che nulla ha a che vedere con un blocco navale e non è contro i migranti. È invece una missione bilaterale chiesta al governo di Al Serraji, contro intollerabili reti criminali che sfruttano i migranti e li sottopongono a violenze e soprusi».

Stiamo facendo quello che avrebbe dovuto fare la missione UE Sophia? Entrare nelle acque libiche…
«L’azione italiana è molto ben integrata con quella europea. All’interno della missione Ue sotto comando italiano con l’ammiraglio Credendino, ma il cui comando operativo passerà a settembre alla Spagna, sono state fate una serie di azioni di ricognizione e interventi per la lotta agli scafisti e l’embargo sul traffico d’armi. Sophia continua ad addestrare la guardia costiera libica. Negli ultimi mesi questi militari libici hanno cominciato a operare con determinazione, anche se con mezzi e numeri ridotti. Che dobbiamo implementare».

Che cosa cambia con la missione italiana?
«Intanto è bilaterale: non internazionale come Sophia o nazionale come Mare Sicuro. La richiesta che la Libia ha fatto direttamente all’Italia si inserisce in un rapporto bilaterale che già esisteva e ci aveva portato a impiantare un ospedale da campo per curarsi feriti nella lotta contro il terrorismo».

Alcune fughe in avanti della Francia ci hanno creato problemi?
«Non parlerei di fughe in avanti. Una possibile intesa tra Al Serraji e Haftar, o con altre realtà attive in Libia, è una strategia sulla quale l’Italia ha lavorato a lungo per una Libia unita».

Prima della Francia è stata l’Italia a parlare di hot spot… ?
«All’Onu ho incontrato il segretario generale Guterres. C’è da parte delle Nazioni Unite un grande interesse a lavorare per la stabilizzazione della Libia. Si vuole ridare vigore alla missione Unsmil. È stato nominato il nuovo rappresentante speciale per la Libia, Ghassan Salamé, ed è stata espressa la volontà che tornino ad agire in Libia l’Alto commissario per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim)».

L’Italia può fidarsi di un premier debole come Al Serraji?
L’accordo del presidente Gentiloni con Al Serraji all’inizio di febbraio, prima del vertice di Malta, era complessivo, riguardava il controllo dei confini marittimi e terrestri e prevedeva la collaborazione nei centri di raccolta per migranti degli organismi dell’Onu. Il rispetto di diritti umani non può mai venir meno, su questo c’è l’accordo del governo libico».

Lei ha detto che se attaccati risponderemo al fuoco…
«Mi stupisce l’enfasi sulla mia risposta. La legittima difesa proporzionata appartiene a tutte le missioni. Dettagli e particolari saranno rappresentati al Parlamento martedì. Questa missione è un’estensione di Mare Sicuro che prevede il contrasto agli scafisti con regole d’ingaggio come quelle della missione nazionale».

Il generale Haftar è d’accordo?
«Di questa missione di sostegno alla guardia costiera libica e di contrasto agli scafisti abbiamo parlato con alleati e interlocutori. Il tema delle differenze riscontrate in Libia non tocca questa situazione particolare».

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