13 Giugno 2017

Il modello Ulivo riporterà i genovesi al voto

Intervista con Vittorio De Benedictis per Il Secolo XIX del 13 giugno 2017

«Genova stava perdendo fiducia ma emergono forti segnali di positività: i giovani assunti a Fincantieri, l’apertura del nuovo stabilimento di Ansaldo Energia a cui abbiamo dato tutti una bella mano, l’eccellenza dell’Iit e di una parte dell’Università e l’Istituto idrografico».

In visita alla redazione del Secolo XIX, la ministra della Difesa Roberta Pinotti esprime fiducia sull’operazione Stx-Fincantieri con i francesi («Credo che una soluzione si troverà, non ci sarà una marcia indietro»), tocca temi di politica nazionale e dell’esigenza di un nuovo centrosinistra: «Basta che non ci chiedano un passo indietro del segretario Renzi, sarebbe una richiesta inaccettabile». E pensa a una legge elettorale che assegni un premio alla coalizione vincente. Convinta, infine, che a Genova il candidato sindaco Gianni Crivello riesca a farcela al ballottaggio nonostante i cinque punti di svantaggio dall’avversario di centrodestra Marco Bucci. A condizione che l’elettorato di centrosinistra che ha disertato le urne torni al voto.

A Roma che percezione c’è di Genova?
«La prima immagine della città è quella della portualità. Poi, una serie di altre eccellenze, come Selex nel campo dell’automazione. Ma si parla meno rispetto alle realtà che effettivamente ci sono e mi riferisco alle piccole e medie imprese che trovo in giro per il mondo con i loro stand: hanno un export del 90% e oltre, ma sono eccellenze che andrebbero valorizzate e che possono crescere, sfuttando ancora di più l’Iit. Dobbiamo dare una mano all’università: penso a Ingegneria navale che ha bisogno di nuovi docenti e di attrarre studenti e dunque giovani in città».

C’è una battaglia in corso sull’Iit.
«L’Iit è da difendere, non per Genova ma per tutto il Paese. Un’idea che io riconosco essere del governo Berlusconi, che anche io però ho seguito e difeso fin dalla nascita: vedere 1100 ricercatori a Morego è bellissimo. E diventeranno 2000».

I Cinque Stelle sono in arretramento nelle città… Hanno pagato il tentativo di accordo sulla legge elettorale? Che idea si è fatta?
«Non credo che abbiano pagato per l’accordo, poi fallito, sulla legge elettorale. Certo però hanno dato una immagine di inaffidabilità. Hanno pagato per la Raggi e l’idea di incapacità che hanno trasmesso. La sindaca di Roma aveva ottenuto una grande apertura dalla città e c’erano i riflettori puntati da tutto il mondo, tanto che a qualcuno sembrava una statista…».

Anche il centrosinistra non è andato troppo bene…
«Per quanto riguarda Genova, io ritengo che arrivare al ballottaggio per il centrosinistra sia stato un ottimo risultato. A livello nazionale, il dato più eclatante è il M5S che non va ai ballottaggi. L’altro dato è che il centrodestra è ancora forte se si presenta unito da Area Popolare a Fratelli d’Italia, ciò offre un’indicazione per un possibile ritorno a uno schema bipolare. Io penso che lo svuotamento dei Cinque Stelle non si esaurirà con le Amministrative. È destinato a proseguire. Il tema della coalizione quindi torna in auge. Anche in chiave legge elettorale».

Renzi aveva fatto un accordo per una legge elettorale proporzionale, ora lei ne ipotizza una maggioritaria.
«Il PD ha sempre preferito un modello maggioritario. Recentemente, per riuscire a dare una legge elettorale al Paese, si è provato a fare un accordo che non ci piaceva molto, ma che poteva ottenere un consenso dell’80% delle forze politiche. Non ha funzionato. Adesso, la mia opinione personale è che ci sia una stagione da ricordare e da riprendere: quella dell’Ulivo. Penso al primo Ulivo e non all’Unione dove si è lavorato al contrario: prima ci si è messi insieme poi si è pensato al programma. Occorre ripartire da valori, idee e programmi».

Renzi sembra guardare solo al centrosinistra di Pisapia. E gli altri?
«A Genova, veramente, il centrosinistra si è presentato unito ed è arrivato al ballottaggio. Il campo a cui vuole guardare il Pd è quello. Ma prima bisogna capire cosa si vuole fare e poi vedere chi ci sta. Ad esempio, secondo me vanno coinvolte le liste civiche e si deve tornare ai gruppi di lavoro».

Non sono troppo fresche le lacerazioni con Mdp?
«Ce l’abbiamo fatta per le amministrative, la strada è difficile ma percorribile anche a livello nazionale, altrimenti come facciamo a spiegarlo agli elettori? Bisogna superare le ferite in nome di un interesse più generale, puntare alle cose che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono».

Ma se venisse chiesto al segretario Renzi un passo indietro per favorire una ricomposizione?
«Sarebbe inaccettabile. Renzi è il segretario del PD appena rieletto con un consenso molto ampio. Sarebbe una pregiudiziale che non può essere accolta».

Torniamo al voto delle amministrative: scarsissima affluenza a Genova e Crivello che arriva secondo.
«Sono stati anni di governo locale faticosi, penso alla vicenda Amiu e ai trasporti, ma anche di successi. Come detto, arrivare al ballottaggio è stato un buon risultato, ora dobbiamo metterci a testa bassa per recuperare, abbiamo la possibilità di vincere. Possiamo fare il pieno di voti e migliorarci rispetto al primo turno, c’è molto spazio aperto per chi non ha votato al primo turno. Dipenderà dalla nostra capacità di convincimento».

Forse dieci anni di governo cittadino hanno allontanato gli elettori, anche quelli di centrosinistra?
«Su questo preferisco non esprimere giudizi. Noto che i genovesi hanno perso fiducia nelle capacità della città di emergere, ma le cose possono cambiare».

L’avvento di Macron può avere conseguenze sulla vicenda Stx-Fincantieri?
«Ho parlato con i ministri Padoan e Calenda, credo che una soluzione si troverà e che non ci sarà una marcia indietro. Probabilmente ci saranno alcuni aggiustamenti, però abbiamo segnali che il progetto può andare avanti».

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