Roberta Pinotti
25 giugno 2017

Difesa europea: una grande opportunità che dobbiamo saper cogliere

da Il Corriere della Sera del 25 giugno 2017

L’Europa della difesa si è messa finalmente in marcia.
C’erano state molte false partenze, negli anni passati. Tante volte era sembrato che l’Europa volesse finalmente attraversare quella parete di cristallo che lasciava chiaramente vedere le grandi opportunità insite in una vera difesa comune, senza però lasciarle cogliere, e tante volte questo deciso passo in avanti non si era poi concretizzato.
Una pluralità di ragioni avevano bloccato questo progresso, e nessuno in Europa può dirsi realmente incolpevole rispetto allo stallo degli ultimi anni.
Certo, i Paesi dell’Unione hanno cooperato fra loro, a tratti anche in maniera piuttosto stretta, come nel caso dell’Operazione “Sophia” per la gestione della crisi dei migranti nel Mediterraneo.
È chiaro, però, che bisogna fare molto di più. L’Europa non è più, purtroppo, “così prospera, libera e sicura”, come affermava Javier Solana nel 2003.
Alcune minacce, prima solo teorizzate, sono ora drammaticamente concrete: il terrorismo trans-nazionale ha raggiunto le nostre città e colpito la nostra popolazione. Altri rischi, in apparenza meno tangibili, si distinguono però con nitidezza: gli attacchi cibernetici sono per ora rimasti confinati negli effetti e nella durata ma i danni potenziali per una collettività che affida tutti i suoi servizi essenziali alla rete sono comunque enormi. Anche la sicurezza militare è tornata ad essere cruciale, in particolare per alcuni Paesi che, per posizione geografica, sono direttamente esposti alle crisi di questi ultimi anni.

Non è vero che siamo soli; non è vero che dobbiamo contare solo sulle nostre forze. Il rapporto transatlantico, che lega la sicurezza dell’Europa con quella del Nord America, resta forte e vitale, per tutte e due le sponde dell’Oceano. Tuttavia, è indubbio che tale rapporto debba essere riequilibrato in termini di risorse e l’Europa debba fare di più; non perché ce lo chiede l’alleato d’oltreoceano ma perché è la nostra sicurezza ad esserein gioco.
Queste nuove priorità si sono progressivamente affermate, negli ultimi mesi, e nessuno è più a disagio, a Bruxelles, quando si ragiona di tecnologie militari e degli investimenti che l’Unione deve avviare per poterle sviluppare. E molti, nelle capitali europee, discutono concretamente di progetti comuni capaci di superare le gelosie nazionali, sempre presenti in settori così delicati, per evitare duplicazioni ed ottenere il meglio da quanto spendiamo.
Anche l’economia aiuta: la ripresa si consolida e l’occupazione migliora, e questo contribuisce non poco a riportare più equilibrio nelle agende dei nostri Governi, dove i temi economici e la gestione degli effetti dell’austerità erano di necessità prevalenti.

È in questo nuovo scenario che è maturata, infine, la decisione della Commissione europea di lanciare il “Fondo europeo per la difesa”. Si tratta di risorse concrete: a partire dal 2020 l’Unione europea potrà mettere in campo ogni anno cinquecento milioni di euro per finanziare progetti di ricerca comuni per lo sviluppo di tecnologie avanzate nel settore della difesa e della sicurezza, più un miliardo di euro l’anno per co-finanziare l’acquisizione di capacità operative vere e proprie.

Forse è solo l’inizio e l’Europa della difesa potrà crescere ancora, ma già così il Fondo eleverà di fatto – e per la prima volta – l’Unione europea ad attore protagonista nello sviluppo della base industriale e tecnologica di interesse della difesa. Per l’Italia, partecipare ai progetti comuni, finanziati anche da queste risorse europee, richiederà un nuovo slancio da parte di tutti i soggetti coinvolti, sia nel settore industriale sia nelle Forze armate. Al tempo stesso, sarà fondamentale restare nel gruppo di testa che, a livello politico, da sempre opera per una più forte integrazione delle scelte nazionali in un comune alveo europeo. Non possiamo immaginare di rimanere fuori dalle scelte fondamentali, proprio ora che l’obiettivo di una forte dimensione europea della difesa sembra più vicino che mai. Tuttavia, non sarà automatico e neppure facile conseguire questi obiettivi. La tempestività dei processi decisionali, a tutti i livelli, dovrà essere seguita dall’efficienza dei percorsi burocratici e amministrativi, per valorizzare la competitività della nostra industria.

Dobbiamo riuscire a cogliere la grande opportunità che ci si presenta, cioè un vero cambio di passo nel processo di integrazione europea in materia di difesa,partecipando a pieno titolo alle scelte strategiche. Dobbiamo continuare ad aggiornare il nostro sistema di difesa – il disegno di legge per l’attuazione del Libro Bianco è in Parlamento – mantenendolo allineato, in termini di organizzazione e procedure di funzionamento, con i migliori modelli europei. E dobbiamo continuare ad investire in innovazione e conoscenza, per mantenere il nostro settore produttivo al passo con chi, concorrente o futuro partner, opera con successo negli altri grandi Paesi europei.

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